Del mondo che verrà

Del mondo che verrà

Del mondo che verrà, non spetta più solo ai profeti parlarne.

Diveniamo di giorno in giorno più consapevoli del fatto che sarebbe irrealistico aspettarsi un ritorno alla forma di vita che la pandemia ha sconvolto e obbligato a sospendere. Si è cercato di resistere in tutti i modi a questa presa d’atto e lo si è fatto nell’unica maniera in cui lo si può fare, non certo perseguendo intenzionalmente l’inconsapevolezza, ma volgendo lo sguardo altrove, lasciandosi scivolare in quelle manovre della malafede per cui, ad esempio, io raccoglievo qua e là solo le notizie che mi consentivano di minimizzare l’emergenza, di aver fede nel fatto che le misure imposte fossero la strategia migliore per chiudere rapidamente questa parentesi e, nel frattempo, di dedicarmi ad altro.

La rivelazione che non di una parentesi si tratta e che l’emergenza non è una situazione eccezionale destinata a lasciare rapidamente il campo al ritorno della regola. Mi sono accorta pian piano, ma sempre più nettamente, che il ritorno alla normalità si stava allontanando troppo per non obbligare a pensare il presente in modo diverso. L’intervallo tra il prima e il dopo mi si è rivelato a un certo punto troppo lungo per essere accettato come una sospensione. Più esattamente, è troppo incerto il suo termine per poter essere vissuto distrattamente come il tempo della breve rinuncia e soprattutto del rimando, del rimando a quando tutto tornerà come prima.

Di fronte a questo presente che si prolunga, bisogna cambiare posizione. Non è più possibile affrontarlo come una pausa tra il passato e un imminente ritorno di quel passato. E non mi pare neppure che sia il momento in cui fantasticare su quel che verrà, che sia l’unità della solidarietà o un gigantesco stato di polizia. Questo presente sospeso, quanto più si dilata nel futuro, tanto più si rivela lui stesso il futuro.

Non siamo più in una emergenza, in cui è del tutto ragionevole affidarsi al ragionamento tecnico degli esperti. Si trattava di salvare la vita sospendendo le forme in cui la praticavamo.

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