Post seminario Smart working

Post seminario Smart working

Asfe scarl e Formazione spa: cambiamento in essere e capacità di sostenerlo.

In particolare un grazie a Sonia Stefanovichj che con il tema “Smart working, smart life? Modalità e strumenti per una gestione positiva dello smart working” ha saputo ancora una volta darci una motivazione e un supporto in più per il cambiamento che stiamo vivendo.

 

L’ incontro è stato incentrato sul cambiamento che evochiamo: Asfe e Formazione spa stesse investono nelle risorse umane. “Vogliamo vivere come Asfe e Formazione spa il cambiamento per modificare le modalità di lavoro e ribadire che l’investimento sulle risorse umane fa parte di una policy aziendale che proponiamo ai clienti ma parte dalla nostra azienda in primis”, questo è quanto sostenuto e introdotto da Stefano Schena, nostro Presidente.

La nostra coach, Sonia Stefanovichj, senior trainer di 4 Business, prende la parola e afferma come questa sia una scelta coraggiosa e importante per l’azienda.

Le tematiche maggiormente trattate da Sonia sono quelle del benessere delle persone nelle organizzazioni. Lei stessa afferma che se le persone stanno bene, lavorano bene e le buone organizzazioni sono quelle che permettono alle persone di vivere bene e dunque lavorare bene. Molte imprese vogliono scommettere su questo.

Sonia propone, per questo incontro, una formazione con coinvolgimento molto attivo dei partecipanti, come lo chiama lei, operando un laboratorio formativo. Propone contenuti e costruisce prodotti che saranno i regali di questo incontro.

Come si fa ad avere un lavoro a distanza semplice? Più semplice delle vite complesse che viviamo?

Mostra poi immagini afferenti allo smart working e chiede ai partecipanti di scegliere cosa rappresenta per loro lo smart working collegato ad una vita più smart.

Le immagini proposte sono quelle di una persona che lavora in spiaggia; un’altra molto stanca che si barcamena tra mille lavori intervallati da caffè; un genitore con figli a casa; una donna che lavora, stira, cucina.. nello stesso tempo; un lavoratore che lavora nell’ordine della propria stanza, anche in orari notturni; un lavoratore in call con sotto ancora addosso il pigiama e un altro immerso nella tecnologia tra computer e cellulare a cui rispondere h24. Tutti i partecipanti hanno scelto diverse figure e le hanno motivate in base al loro ruolo in azienda.

Il secondo lavoro interattivo ha riguardato che cosa vogliamo tenere e cosa buttare dell’esperienza fatta fin qui dello smart working.

Smart working significa anche uso di nuove tecnologie, le persone che magari si sono trovati più in difficoltà sono coloro i quali lavorano con il contatto con il pubblico poiché nulla si può dare per scontato.

Chi voglio essere dunque durante il Covid? Tre sono le fasi che probabilmente abbiamo attraversato: quella della paura (esempio: l’effetto accaparramento dei supermercati, essere più irascibili per la situazione..), l’apprendimento ( capisco cosa mi fa stare bene e cosa no, cerco di evitare alcune cose, scelgo le cose che posso controllare e lascio andare l’ignoto..) e un’ultima zona di crescita personale.

Ci possono essere così collaboratori che depotenziano gli sforzi nonostante la situazione di difficoltà economica, per colpa della paura. Oppure non riusciamo noi leader a cogliere in maniera esatta le sensazioni e i sentimenti dei collaboratori a riguardo poiché in smart working.

Ci sono quindi due zone: quella del cambiamento e quella di trasformazione da cui non posso più tornare indietro. Il nuovo comportamento all’inizio può spaventare ma vi è anche la curiosità di sperimentarlo. Si possono vedere questi concetti come una curva con un momento di stabilità. Dopo tale momento (X2 potremo chiamarlo), chi ha migliorato il proprio lavoro? Chi invece non ha implementato il proprio comportamento ed è tornato al punto di partenza? O ne ha attuati solo alcuni?

Lavorare in lavoro agile vuol dire anche mettere in discussione i processi organizzativi, vuol dire scegliere dove fare alcune cose, i luoghi dove farle, gli orari in cui sono più predisposto a farle quindi il quando e gli strumenti di lavoro che posso usare.

Le parole chiave sono: liberare risorse ossia tempo spazio, aumentare la partecipazione, aumentare la fiducia, innovazione, coinvolgimento, riprogettazione, apprendimento anche organizzativo e individuale.

Questioni aperte restano la logistica, il coordinamento, la leadership, la sicurezza, i ruoli e il quanto tempo ci vuole per adattarsi ai cambiamenti.

È possibile chiedere diritto alla disconnessione? O smart working vuol dire essere disponibili sempre? Le relazioni tra colleghi o il coordinare team di lavoro è un qualcosa di faticoso e di nuovo. Dobbiamo pensare a quando lo smart working funziona e quando no. Quando ne faccio poco vi è un impatto di bassa soddisfazione e qualità esattamente come quando ne faccio troppo, ha un andamento a parabola. Bisogna trovare un moderato smart working per aumentare prestazione e soddisfazione. Quali cambiamenti dunque dobbiamo spingere per rendere lo smart working reale per la qualità di vita?

Si sono così aperte le riflessioni su vari temi, alcuni visti in modo positivo altri negativo, quali:

  • elementi positivi:

-imparare a darsi un tempo

-posso lavorare anche quando non sto bene

-ascolto di più i colleghi

-lavorare anche con il mio ordine

-precisioni orari nella convocazione dell’incontro

-meno spostamenti da un posto all’altro (meno impatto ecologico)

-migliore conciliazione tempi vita/lavoro, metterli al centro

-diritto alla disconnessione

-riunioni più efficaci

-si vedono di più i clienti

-nuovi bisogni formativi

-meno costi più tempo

  • elementi negativi:

-confusione fatica,

-rabbia delle persone con cui interagiamo,

-difficolta di risposta in tempo reale,

-difficoltà di mettersi in pausa e rispettare pause degli altri,

-necessità investimenti in tecnologia,

-investimenti in spazi e formazione necessaria (può essere sia negativo che positivo),

-smart working molto legato organizzazione spazi/case ciascuno

Abbiamo la possibilità di scegliere gli elementi positivi che modificano il nostro impatto lavorativo e non ci permettono più di lavorare come prima, dobbiamo però mantenerli e cercare di togliere quelli negativi.

 

Come gestire e affrontate la confusione e la fatica che proviamo ora senza perdere elementi positivi, è possibile?

Si con la formazione.

 

Lo smart working non regolarizzato è anarchia.

 

Nei piani di lavoro del 2021 è importante che ritorni lo smart working.

Se cambia il mondo esterno anche noi siamo chiamati a cambiare, deve esserci volontà di cambiamento e trasformazione con tenacia, impegno e passione!

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